Storia Guardia Lombardi

 

Guardia Lombardi è una piccola cittadina dell’entroterra irpino, situata su un monte a 1000 metri sul livello del mare. È circondata da altri tre monti coperti da fitti boschi di castagni il cui verde a primavera, d’estate e in autunno, costituisce un forte richiamo turistico per la frescura, l’aria fine e il clima sempre asciutto e salubre.

Dista da Avellino km 57, da Benevento km 60, da foggia km 95, dall’ingresso dell’autostrada Napoli-Bari km 24, dalla stazione ferroviaria più vicina, Sant’Angelo dei Lombardi km 16. Guardia ricade all’interno della Comunità Montana “Alta Irpina”. Ha un’estensione di 56 Kmq ed una popolazione residente di 2000 abitanti c.a., popolazione che d’estate aumenta notevolmente per la presenza di turisti. Il paese è adagiato su un cocuzzolo di un monte che domina le due valli: ad est la valle che corre lungo il fiume Ofanto, ad ovest il declivio che si stende sulla piana dell’Ufita. Il selvaggio monte che ospitò i Longobardi, fondatori del paese, è rimasto intatto nella sua misteriosa bellezza e nella sua rigogliosa vegetazione. Un paesaggio naturale che fa di Guardia un’oasi di verde, un luogo di silenzio e di attraente mistero. Una località turistica alle cui bellezze naturali si aggiungono vestigia di un passato ricco di storia e di tradizioni.

Le origini di Guardia Lombardi sono molto remote e perciò incerte. Storicamente si sa che Guardia fu fondata da un popolo barbaro, i Longobardi, venuto dalla Pannonia e che diede il nome al paese, chiamandola “Guardiae Longobardorum”, poi “Guardia Lombarda”, poi “Guardia dei Lombardi”, ed oggi “Guardia Lombardi”. Questi barbari, al comando del Re Autari, nel 509 occuparono il Sannio, Benevento e le nostre terre; nello stesso anno fu eletto duca Zotone: “fuit antem primis longobardo rum dux”.

Zotone trovò moltissimi castelli distrutti e contrade desolate ed installò una guarnigione nei boschi, chiamandola “Guardiae Longobardorum”, sopra un monte boscoso, dalla voce longobarda “Wold”, per far fronte ai Greci della vicina Puglia , o perché i primi feudi furono detti “Guardiae Et Gastaldia”, o perché la nostra montagna doveva servire da baluardo nella guerra tra questi popoli ed i Greci della Puglia. Venne fabbricato un grande castello, più volte distrutto, incendiato e ricostruito. Nell’arco dei secoli il fortilizio tu suddiviso tra più proprietari ed ultimamente parzialmente demolito a causa del sisma. Al tempo di Zotone la piccola comunità guardiese man mano si ingrandì, tanto che nel 1532 figuravano 151 famiglie, nel 1040 circa 3000 abitanti, nel 1951 circa 5500 abitanti, mentre oggi sono meno di 2000. Nel 1049 sostò a Guardia Papa Leone IX, divenuto Santo e tuttora Patrono del Paese, diretto nella C.da Papaloia, ove si scontrò con i Normanni e ne fu sconfitto. Nel 1137 si fermò, alla C.da S. Leone (oggi Borgo), l’Abate di Montecassino, Rainaldo, insieme allo scrittore Paolo Diacono, l’autore della Historia Longobardorum. Nel 1524 le terre di Guardia, dopo varie e tristi vicende, passarono sotto il dominio di Manfredi, principe di Taranto. Il re svevo passò per Guardia inseguito dall’ira di Innocenzo IV, e fu accolto festosamente dalla locale popolazione a cui assicurò che sarebbe ritornato. Dopo altre vicende di lotte, d’intrighi, di conquiste e perdite di torritori, Manfredi lascio le alture di Guardia e mori in battaglia a Benevento.

Il Comune di Guardia passo a Carlo II D’Angio, da questi donato a Ada De Brueriis e, ancora, a Giovanni Antonio De Orsinis, figlio della regina Maria.

Nell’anno 1656 una terribile peste dimezzo gli abitanti del paese e, cessato il morbo, gli abitanti eressero, in memoria di S.Rocco , ritenuto il difensore della peste, una piccola cappella, sulla cui lapide frontale era scritto “Erecta est prima die augusti A.D. 1656”. Nel settembre 1694 si verifico un forte terremoto, il paese venne semidistrutto e rimase sepolto, sotto le rovine, duecento persone e centocinquanta feriti mortalmente.

Nel 1732 molte furono le vittime mietute dalla morte con un altro grave terremoto che, insieme alla chiesa, fece crollare molte abitazioni. Nel 1802 il feudo passo a Fulco Antonio Ruffo, Principe di Scilla e di Guardia Lombardi. Fu un feudatario esigente e sfruttatore della popolazione e dell’Università. Pretendeva dagli abitanti e dal Comune la “dodiciuma”, tassa sul macinato, tassa sul fiato dei porci, tassa del sangue, tassa sul pascolo, sui vigneti, sulla piazza, sulle mole per macinare la strenna natalizia. Non rispettava le leggi emanate dall’imperatore Carlo V, perciò l’Università di Guardia gli intento causa, che duro 40 anni e fu vinta da quest’ultima.

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